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La normale crescita fetale può essere influenzata da molte condizioni.
Se un feto non cresce in modo adeguato e il suo peso stimato è inferiore al decimo percentile nelle curve di crescita in relazione al sesso e all’epoca gestazionale, possiamo parlare di ritardo di crescita intrauterino (o IUGR dall’acronimo inglese) e può interessare dal 4 all’8% di tutti i nati nei paesi sviluppati.
I feti con IUGR hanno un maggior rischio di sviluppare complicanze in utero e alla nascita, e la più corretta e precoce identificazione della causa tra le numerose condizioni materno-fetali che possono determinarlo, consente di programmare tempestivamente il parto per garantire il miglior esito neonatale.
Cosa favorisce le IUGR?
Fattori genetici. Circa il 40% di tutte le variazioni di peso alla nascita dipendono da fattori genetici di origine materna e fetale, il rimanente 60% dall’ambiente. Infatti i geni materni hanno l’influenza principale sul peso alla nascita, mentre i geni di entrambi i genitori influenzeranno la crescita adolescenziale e le dimensioni adulte. Inoltre frequentemente madri di neonati IUGR avevano presentato loro stesse un ritardo di crescita alla nascita. Infine esiste un’associazione significativa tra IUGR e malformazioni congenite e anomalie cromosomiche (per esempio la sindrome di Down, la trisomia 13 e 18,…). Tuttavia solo il 2-5% dei neonati IUGR presenta un’anomalia cromosomica, ma l’incidenza sale al 20% se è contemporaneamente presente anche il ritardo mentale o una o più malformazioni.
Infezioni. Alcune infezioni, come il virus della Rosolia e il Citomegalovirus, possono causare IUGR. Comunque le malattie infettive possono incidere su non più del 5% dello IUGR.
Gravidanza multipla. Le gravidanze gemellari sono associate ad un frequente e progressivo minor peso dei feti, nel 15-20% infatti si può sviluppare uno IUGR.
Nutrizione materna inadeguata. Soprattutto in caso di grave malnutrizione o di apporto proteico e di minerali fortemente limitato. Inoltre, carenze di zinco o di folati nel terzo trimestre sono associate a un aumento di 5 volte di neonati con basso peso alla nascita (infatti a partire dalla 32 settimana vi è la massima deposizione di grasso). Elemento importante per la crescita del feto è inoltre l’ossigeno: le donne fortemente fumatrici, con malattie polmonari croniche o con asma mal controllata hanno un elevato rischio di IUGR.
Fattori placentari. Le alterazioni della circolazione e perfusione uteroplacentare influenzano la crescita del feto: il restringimento dei vasi uterini che si verifica nelle donne affette da ipertensione gestazionale o da preeclampsia determina una riduzione del flusso di sangue e conseguentemente una diminuzione dei fattori nutritivi e dell’ossigeno che arriva al feto. In queste gravidanze spesso si verifica un’ostruzione trombotica dei vasi placentari con ischemia locale e aree di infarto placentare. In queste condizioni è possibile riscontrare un disordine immunologico latente che si manifesta clinicamente solo con la gravidanza: la presenza di autoanticorpi, in particolare anticardiolipina e antifosfolipidi, determina una maggior tendenza alla trombosi con alterazioni uteroplacentari.
Fumo. Se una donna fuma il ritardo di crescita insorge precocemente, già dalla 20a settimana di gravidanza. Dieci sigarette al giorno sembrano sufficienti per provocare IUGR, la cui gravità risulta essere dose-dipendente. Inoltre, vi è una correlazione tra esposizione a fumo “passivo” e IUGR. Il rischio di partorire un neonato con peso inferiore a 2500 grammi per le donne non fumatrici esposte a fumo “passivo” è infatti doppio rispetto a quello delle donne non esposte.
Alcol. L’alcol passa facilmente la placenta e le concentrazioni nel feto ne alterano il metabolismo e i meccanismi di crescita. Il livello soglia di consumo alcolico patogeno è considerato pari a 30 grammi al giorno (15 grammi di alcol corrispondono a un bicchiere di vino o a una lattina di birra).

Un grosso problema è la diagnosi di IUGR che risulta difficile soprattutto quando l’epoca gestazionale è incerta e non è stata determinata precocemente con una ecografia nel primo trimestre di gravidanza (entro la 12a settimana). La valutazione ecografica dell’accrescimento fetale consente di riconoscere una eventuale discrepanza tra la biometria osservata e quella attesa per una determinata epoca gestazionale, inoltre consente con la metodica Doppler di valutare la perfusione fetoplacentare e quindi le condizioni emodinamiche dei vari distretti vascolari (placenta, funicolo, feto). In particolare è possibile ottenere informazioni riguardanti le resistenze vascolari e quindi eventuali alterazioni di flusso a livello della arteria uterina, arteria ombelicale, arteria cerebrale media, aorta e dotto venoso del feto. Una alterazione flussimetrica è indicativa sulla causa dello IUGR (deficit di scambio placentare) e sulle condizioni di benessere del feto: un monitoraggio costante consente quindi di identificare precocemente situazioni di ipossia intrauterina non più tollerabili dal feto e di predisporre tempi, luoghi e modalità del parto.